Spazi comuni, luoghi di socialità

Al Centro sociale Orti Spallanzani la ricerca della socialità perduta

Prendersi cura dei luoghi e delle persone e far crescere nuova consapevolezza è uno degli obiettivi del progetto Comuni, luoghi promosso da Giro del Cielo attorno al Centro sociale Spallanzani e ai suoi orti, un luogo dove socialità e dialogo tra generazioni sono il centro di una numerosa serie di attività, che va dal teatro e la musica, al doposcuola, al calcio e all’orto.

Comuni, luoghi è uno dei nove progetti selezionati e finanziati dal Comune di Reggio Emilia attraverso il Bando ‘I quartieri ripartono’ e attuati con il supporto dello staff di “Quartiere bene comune”.

Ce lo racconta Cecilia Ruozzi, educatrice del Giro del Cielo, la cooperativa di educatori professionisti che si occupa di bambini, adolescenti, famiglie, che ha sede a Rosta Nuova ma spazia sul territorio: “siamo una comunità – ci tiene a sottolineare Cecilia – e interpretiamo il ruolo di educatore in senso largo, per trovare linguaggi, modi e spazi di comunicazione efficaci. La collaborazione sul territorio ci sembra la via che porta i frutti più interessanti e duraturi”.

Perché “Comuni, luoghi”, qual è l’idea?

“Siamo partiti proprio da un luogo, un luogo che è uno spazio comune, cioè della comunità, ma tutt’altro che ordinario, anzi  molto speciale: il Centro sociale Orti – Lazzaro Spallanzani. Forse non tutti sanno che è un’oasi verde proprio dentro la città. Lo abbiamo immaginato come luogo ideale di incontro tra le persone.

Poi abbiamo pensato a delle attività da realizzare lì, in una maniera informale, che fossero davvero per tutti, cioè non persone bisognose. Anche perché il centro sociale più è di tutti meglio è” conclude Cecilia, cogliendo l’essenza e il senso di esistere dei centri sociali, luoghi di incontro e di attività culturali e ricreative aperti a tutti per favorire l’aggregazione dei cittadini.

“Ecco, forse l’unico bisogno cui va incontro è quello della socialità, la cui mancanza durante il lockdown è l’aspetto più significativo e critico rilevato dalle persone e di cui tutti ora sentiamo il bisogno come il pane.

Abbiamo scritto il progetto facendo finta che il covid non ci fosse, mettendo insieme attività diverse tra loro ma con denominatore comune il luogo, per far incontrare persone diverse, cosiddette normali”.

Raccontaci di più, cosa avete combinato?

Comuni, luoghi ha portato gli abitanti a scoprire e frequentare il Centro sociale con “Quartiere teatro”, curato dal Teatro delle Brame, un’esperienza di teatro sociale che ha coinvolto una cinquantina di persone di tutte le età, bambini, anziani e addirittura, cosa insolita, genitori e figli!

“Quartiere teatro”, curato dal Teatro delle Brame

Un gruppo di bambini della scuola primaria ha frequentato il doposcuola curato dal Giro del Cielo; mentre “80 anni in due” ha visto i volontari del Centro sociale affiancare i bambini del doposcuola nello svolgimento di alcune attività, non solo compiti, tra cui la cura degli orti e il gioco delle bocce.

Gli adolescenti, li abbiamo agganciati con “Calcetto di quartiere”, un pomeriggio alla settimana di allenamento libero e gratuito, formula particolarmente piaciuta, che ha attratto una quota di ragazzi diciamo “difficili” ed anche per la verità diversi adulti, che ha creato una squadra che è un mix generazionale.

Sorprendente l’interesse e la partecipazione del pubblico alla rassegna serale di musica dal vivo SBAAAM! che ha coinvolto giovani band reggiane emergenti della scena musicale indipendente”.

Qual è il bilancio, ci sarà un dopo?

“I protocolli di sicurezza hanno reso di fatto impossibile realizzare alcune attività, ma ci siamo sforzati di reinventare il programma strada facendo e di mantenere vivo quanto più possibile il tratto dell’informalità, cosa difficile considerate tutte le limitazioni imposte dalla pandemia.

Nonostante ciò Comuni, luoghi ha raggiunto l’obiettivo di portare agli Orti Spallanzani persone nuove e di  valorizzarne il ruolo strategico per il quartiere.  Questo capitale sociale va curato, mantenuto, e per questo ci piacerebbe continuare a collaborare, ragionando insieme al Centro sociale, ai suoi gestori, ai volontari che lo animano quotidianamente come proseguire. Alla luce anche dell’esperienza positiva e della migliore conoscenza che ora abbiamo di quel luogo.

Siamo riusciti a far incontrare persone che normalmente non frequentano il Centro e ad attivare un dialogo tra generazioni, idee e sensibilità. L’incontro interculturale è più difficile, resta una sfida, – ammette Cecilia in risposta a una nostra domanda – così come un’altra sfida legata alla particolarità di questo Centro potrebbe essere quella di “intercettare” gli orticoltori urbani. Qui – spiega Cecilia – ci sono circa ben 180 orti e vengono persone da tutta Reggio per coltivarli, ma tanti di loro rimangono estranei alle attività sociali”.

La nostra chiacchierata finisce qui, ringraziamo Cecilia, sempre più convinti che i Centri sociali siano luoghi cruciali dello stare insieme cittadino e della vita della comunità nei quartieri, luoghi delle possibilità e del fare rete, di condivisione. E che, citando il Giro del cielo, “collaborare ci sembra l’unica strada possibile”.

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Foto @Federico Contini per Quaderno

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