Santa Croce Geotrail: a spasso nella storia

di Elena Davolio Marani *

I ragazzi della Scuola Galileo Galilei di Via Cassala ci raccontano il loro coinvolgimento nel progetto “Strade narranti“, alla ricerca di un passato non sempre conosciuto, dove la cultura e la storia camminano insieme.

Ci troviamo nel quartiere di Santa Croce, nella Scuola Secondaria di primo grado Galileo Galilei, per  incontrare i ragazzi della 3B, che hanno partecipato con alcuni insegnanti al progetto “Geotrail”, un’iniziativa all’interno dell’Accordo di Cittadinanza “Spazi e Reti di Comunità” per la cura dei quartieri San Prospero Strinati, Tondo, Gardenia, Tribunale – San Paolo, Santa Croce, siglato nel Novembre del 2021.

Il progetto presentato dalla Cooperativa San Giovanni Bosco vede diverse realtà del quartiere coinvolte su più fronti,  oggi insieme anche a Chiara Romei educatrice referente per il progetto, andremo a raccontarne una piccola parte.

L’idea di questo articolo è nata dal desiderio di condividere la storia di un luogo che è da anni un bene comune del quartiere, e soprattutto dal fatto che questo racconto è stato realizzato dai ragazzi stessi, con le loro parole, con le loro interviste e con il desiderio di scoprire e di promuovere un luogo per molti di loro sconosciuto.

Chiara, vuoi raccontare ai lettori di Quaderno in cosa consiste questo progetto, le sue finalità e i suoi obiettivi.

Abbiamo proposto ai ragazzi il Geotrail che è un gioco conosciuto a livello nazionale, basato sulla possibilità di utilizzare la geolocalizzazione che tutti noi abbiamo su smartphone per andare alla ricerca di luoghi nascosti e di scoprirli.

I ragazzi hanno prima fisicamente visitato dei luoghi di interesse storico-culturale che caratterizzano il quartiere, e ascoltato il racconto di abitanti che oggi sono la memoria di quei luoghi.

Tutti i materiali sono poi stati rielaborati per produrre video, disegni e un podcast che mettono a valore non solo l’aspetto artistico ma anche il racconto, la testimonianza e la memoria e rappresentano un modo per avvicinare i ragazzi al mondo degli adulti.

I materiali sono  inseriti sul sito della Scuola e della Coop San Giovanni Bosco (chi è interessato può trovare lì anche tutte le informazioni  su questo gioco) allo stesso modo nei luoghi visitati dai ragazzi ci saranno delle targhette con i QRCode che permetteranno di ricercare informazioni su quei luoghi.

Un progetto che prende vita su un piano reale e piano virtuale, attraverso un linguaggio digitale che oggi ai ragazzi è molto familiare e che ci piaceva esplorare  e utilizzare in modo costruttivo.

Gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo Galileo Galilei da diversi anni collaborano e progettano con la Cooperativa San Giovanni Bosco iniziative particolarmente coinvolgenti per i ragazzi, da dove è nata l’idea del progetto Strade Narranti?

Tutto nasce per dare continuità ad un progetto di qualche anno fa “I quartieri ripartono”, un progetto che ci chiedeva di  mettere a valore e ingaggiare i cittadini su azioni di cura per il proprio territorio.  Una di queste azioni era quella di  costruire una vera e propria mappa di comunità, con i luoghi, le realtà sociali e i servizi culturali del quartiere, così, da qui nasce l’idea di continuare ad implementare, provando ad intercettare nuovi destinatari.

Vista la nostra storia di luogo di aggregazione e formazione di giovani, abbiamo pensato alle scuole, e desiderato offrire uno spazio dove i ragazzi si potessero sentire protagonisti e partecipi di una proposta dinamica, creativa e ludica.

Conoscevamo il professore Gianluca Ferrari e le sue uscite nel quartiere con i ragazzi della Scuola Galileo Galilei, nelle serate dei laboratori di cittadinanza dello scorso inverno abbiamo incontrato la collaborazione  da parte della pubblica amministrazione e di diversi nostri partner quali la Biblioteca di Santa Croce, lo SPI-Cgil, il comitato Ascoltare Santa Croce e soprattutto il professore Ferrari.

Ragazzi come avete accolto la proposta dai vostri insegnanti? Avevate delle aspettative?

Quando ci hanno presentato questa proposta dopo poco abbiamo pensato che questo progetto avesse senso perché ci rendiamo conto che questi luoghi non li conosciamo e sono luoghi che non ci saltano all’occhio. Un progetto come questo porta a far conoscere alla gente il nostro quartiere e i suoi luoghi nascosti. Abbiamo da subito pensato che toccava a noi raccontare questo luogo e le sue bellezze insomma. 

Noi di terza,  con il professore di arte Gianluca Ferrari, abbiamo visitato l’Oratorio del Baccalà vicino alla ferrovia di Via Adua,  detto anche Oratorio della Madonna della Neve. 

Forse non lo immaginavamo proprio così come è,  pensavamo ad un luogo diverso, qualcosa di più grande e più curato, soprattutto intorno; uno si immagina che un luogo così, di un valore come quello, possa essere solo in una zona come dire, sistemata, messa bene… poi si ritrova con uno spazio intorno purtroppo tutto decadente pieno di rovine e  di tegole.

Durante la visita avete raccolto informazioni su quel luogo e successivamente anche al Fly Zone avete incontrato un testimone che conosce molto bene la storia dell’Oratorio, cosa vi è rimasto di questi due momenti?

Inizialmente abbiamo ascoltato il nostro professore, lui ci ha raccontato quello che aveva raccolto dalle fonti storiche e artistiche. A Fly Zone abbiamo ascoltato la storia raccontata da Mauro Ponzi, ci avevano detto che avremmo incontrato una persona che conosceva bene il quartiere e i suoi luoghi, la sua storia, ed è stato proprio così.

Lui è andato più nel dettaglio, raccontando proprio tutto quello che era successo nella vita al Signor Gismondi, alla sua famiglia proprietaria di una grande industria di baccalà e merluzzo, che si chiama Gismondi proprio come il proprietario.

Le informazioni sul luogo sono state veramente interessanti, fino a metà progetto abbiamo pensato che la storia fosse una sola, ma alla fine abbiamo trovato due storie che si sono legate tra loro, fonti diverse che hanno poi portato a definire il racconto del signor Mauro quello più storico, quello che abbiamo sentito più vero, lo abbiamo vissuto nel momento in cui lo abbiamo ascoltato.

Adesso la raccontiamo anche a voi, con le parole scritte dal nostro testimone (tratto da Strenna)

Percorrendo Via Adua in direzione est, se si getta lo sguardo sulla prima strada laterale sinistra, Via Tiarini, si nota sul fondo un chiesolino che la gente di Santa Croce ha sempre chiamato “al cesulein dal bacalà”.

Questa denominazione deriva dal fatto che la “chiesetta di Regina Pacis” (denominazione corretta) si trovava nel perimetro dello stabilimento  “Enrico Gismondi & C” che dal 1938 fino agli anni 70 lavorava appunto stoccafisso, baccalà e tonno.

Siamo nel maggio del 1945 e Riccardo Gismondi scrive:

la guerra è terminata e confidiamo che con questo fausto avvenimento termini per noi il periodo di forzata inerzia. Avevamo tanto sperato e desiderato di poter celebrare degnamente il centenario della nascita del nostro Fondatore in piena attività, con sufficienti risorse a nostra disposizione per poterne legare il nome e la memoria a qualche cosa di duraturo. Egli è intanto ricordato nella chiesina edificata nel 1940 nello stabilimento di Reggio dedicata a Regina Pacis, ove un suo austero profilo attira subito l’attenzione di chi contempli la bella tela di Mattia Traverso”.

Il Signor Mauro, ci ha poi raccontato che la chiesina ha svolto un importante servizio di culto per il quartiere di Santa Croce fino alla costruzione della Chiesa di San Paolo Apostolo.

Pensiamo proprio che ascoltare la storia del Signor Mauro sia stato emozionante, ci ha trasmesso le sue emozioni e pensiamo che questo modo di raccontare sia proprio quello giusto per far sì che anche nei ragazzi come noi possano crescere curiosità e interesse per i luoghi accanto a noi, che hanno una storia. Il racconto del Sig. Mauro è stato coinvolgente, lui è andato oltre alla storia architettonica e artistica, ci ha saputo dire molto, molto di più.

Raccontateci cosa avete fatto, quali sono stati i momenti più divertenti e più interessanti?

Durante la visita della Chiesa, abbiamo ascoltato le informazioni, i racconti e le notizie storiche ed artistiche del Professore, poi ci siamo intervistati a vicenda ed abbiamo intervistato anche il proprietario che era lì con noi,  poi tornati a scuola abbiamo iniziato a raccogliere quello che avevamo  fatto, le informazioni, le grafiche e i pensieri che abbiamo avuto, così ci siamo divisi nei vari gruppi: c’era chi disegnava e chi continuava nelle interviste con i professori e con le educatrici.

Ad ogni persona abbiamo fatto tre domande, molto personali e soggettive sul luogo: cosa ti è piaciuto del luogo e cosa pensi di questo progetto, avevamo ben chiaro l’intento di questo progetto e volevamo sapere cosa pensavano gli altri.

Mentre registravamo le interviste abbiamo fatto come stiamo facendo ora, registravamo e scrivevamo, come dei giornalisti, questa parte è stata proprio divertente.

Un altro gruppo si è occupato della grafica, della parte artistica insomma, il professore ci ha lasciato liberi, ci ha chiesto di disegnare qualsiasi parte della chiesa, la facciata principale o quelle laterali, ma soprattutto ci ha detto che potevamo abbellire la Chiesa e che potevamo disegnare accanto a lei anche forme e oggetti che potevano essere nella nostra “immaginazione”.

Abbiamo quindi pensato ad immagini della nostra fantasia, alcuni di noi, quelli molto bravi hanno pensato di mettere davanti alla Chiesa  dei tappeti per renderla più solenne, più elegante, anche dei lampadari, proprio perché  volevamodare un’immagine diversa, più curata di quel luogo, ne aveva diritto.

Il lavoro poi è andato avanti in FlyZone per creare il Podcast, siamo partiti dalle nostre interviste e abbiamo così deciso di dare un formato al PodCast, abbiamo scelto alcune persone e abbiamo fatto  domande, per poi creare  una  puntata dialogata del Podcast.

Anche in queste occasioni, ci siamo divisi i compiti in base anche alle nostre competenze, il lavoro più difficile è stato quello della parte multimediale per il sito della Scuola e della Cooperativa San Giovanni Bosco, per permettere a chi è interessato di giocare e in generale come patrimonio comune per scoprire dei luoghi del quartiere.

Abbiamo poi creato e aggiunto su Google Maps un nuovo luogo, l’Oratorio del Baccalà ed è stato accettato, così ora tutte le persone che passeranno di lì potranno lasciare un segno sul web e magari anche dei commenti. 

Una delle possibilità del progetto è quella di creare una Mappa di Comunità con i luoghi che voi avete visitato e non solo, come pensate si possano coinvolgere le attività presenti nel quartiere, cosa proporreste per rendere viva e utile questa mappa?

Aver fatto apparire il luogo  su Google Maps è  di certo un modo per rendere pubblico il nostro lavoro, potrà servire a far pensare alle persone che quello potrebbe essere un luogo carino, fare in modo che si chiedano cosa è, si incuriosiscano e si divertano a navigare con la mappa e allo stesso tempo scoprire come un luogo di tanti anni fa può essere ancora oggi interessante per la sua storia.

Il progetto sta arrivando alla sua conclusione, se doveste lasciare un’eredità ad altri ragazzi che come voi potrebbero avere questa opportunità, cosa cambiereste del progetto, quali altre idee avreste da proporre?

Di certo sarebbe stato bello avere più tempo, quattro pomeriggi al Fly Zone sono stati forse troppo pochi, potevamo continuare il lavoro anche sul posto e non solo a scuola, forse il tempo passato davanti alla Chiesa poteva essere prolungato.

Come classe siamo comunque tutti d’accordo che al termine delle nostre nostre ricerche i lavori non si devono fermare, devono andare avanti perché è davvero bello provare a  scoprire a fondo la nostra città,  quali sono i punti nascosti che hanno una storia, che sono stati trasformati, che oggi sono qualcosa che ieri non erano e quali sono le motivazioni di questi cambiamenti, sarebbe proprio bello poter fare altri progetti.

Ascolta il Podcast dei ragazzi della 3 B della Scuola Galilei

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* Elena Davolio Marani è una cittadina di Santa Croce che partecipa alla “Redazione Aperta” di Quaderno, il blog di Quartiere bene comune.

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