Centri sociali 2020, l’identità e il futuro

Traiettorie di innovazione nelle nuove convenzioni con il Comune

A Reggio Emilia i centri sociali  sono uno dei punti di forza del modello reggiano di coesione sociale. Vi si ritrovano riti conviviali antichi, che resistono, ma faticano a rigenerarsi con giovani urbani e nuovi cittadini. Come stare al passo coi tempi? Per tracciare una traiettoria di futuro è cruciale ricostruire l’identità, ciò che si è, qual è il contesto in cui ci si muove, per quali obiettivi.

Il centro sociale in salsa reggiana

Per chi non è di Reggio, “centro sociale” vuol dire spazio occupato (per lo più illegalmente) autogestito, culturalmente e socialmente attivo. Insomma qualcosa che fa parte della storia dell’underground della città, delle controculture, dei movimenti, che producono opposizione, critica, e anche naturalmente intrattenimento.

Ecco, dimenticate tutto questo, perché il centro sociale in salsa reggiana è uno spazio normalmente del Comune, che se ne prende cura assieme al soggetto gestore, associazioni, cooperative e semplici cittadini, con l’intento di assicurare un vero e proprio polo di aggregazione sociale e culturale, punto di riferimento per gli abitanti del quartiere.

Chi sono e cosa fanno

A Reggio Emilia ci sono ben 27 centri sociali, in altrettanti quartieri della città, tutti con storie che partono da lontano – alcuni erano Case del Popolo o vecchie sedi del PCI – animati da attività ricreative, sportive, culturali: tornei di carte e tombolate, ginnastica dolce e balli di gruppo, musica e teatro, calciobalilla e boccette, cineforum e dibattiti. E naturalmente tanta buona cucina e vino a km zero, da sempre.

In questi luoghi, a partire dal 2015, con l’avvio di QUA_Quartiere bene comune, il Comune di Reggio Emilia ha sperimentato insieme ai cittadini diversi progetti collaborativi che hanno potenziato servizi e opportunità per le comunità e il territorio, come ad esempio i doposcuola e le ludoteche, i servizi di cura delle persone in situazioni di fragilità o quelli di inclusione e integrazione, gli orti urbani, i corsi di alfabetizzazione informatica.

Nuove traiettorie di innovazione

Oggi, nel 2020, in concomitanza con la scadenza delle convenzioni di gestione,  l’amministrazione comunale prova a dare nuovo impulso e vitalità ai centri sociali ed ha avviato un nuovo percorso di rinnovamento che, insieme ai comitati di gestione, alle associazioni e ai volontari, li proietti verso il futuro.

L’intento è quello di accompagnarli nell’aggiornamento del loro ruolo e degli obiettivi, rafforzare la loro naturale vocazione e identità, accrescere i servizi per la cura della comunità e del territorio e trasformarli, così, sempre più in laboratori di innovazione sociale.

Ecco, qualcuno si starà chiedendo: cosa diavolo vuol dire, concretamente, fare innovazione sociale? Vuol dire provare a cambiare – in meglio – la vita delle persone sulla base di idee che si trasformano in progetti e portano soluzioni a bisogni reali della comunità.

Belle idee per la comunità

Conoscete il progetto ‘wi-fi di comunità’, realizzato dai cittadini di Coviolo? Ha portato Internet a casa di centinaia di famiglie grazie alla trasformazione del centro sociale in provider di connettività. Era già quella un’innovazione, ma qualcuno ha avuto la bella idea di farne un “prototipo” da replicare in altri quartieri.

Sono tante le belle idee da sviluppare: il portierato sociale o la consegna pacchi, la realizzazione di spazi per informazioni e per l’alfabetizzazione digitale e l’accesso ai servizi on line.

Questo è un obiettivo cruciale: viviamo il secolo della rivoluzione digitale, sviluppare conoscenza e alfabetizzazione digitale, servizi alla persona e al territorio che sfruttano le nuove tecnologie significa favorire l’accesso universale (democrazia digitale) e abbattere delle barriere (inclusione, diritti, efficienza).

Processo di trasformazione e partner

La trasformazione si svolge per fasi e vede i centri sociali protagonisti della loro riprogettazione assieme agli ‘Architetti di quartiere’: useremo infatti la metodologia del co-design, basata sulla partecipazione diretta dei soggetti che gestiscono/fruiscono del servizio: insieme si individuano le criticità e i bisogni attuali, si definiscono i margini di miglioramento e, di conseguenza, le attività e i progetti da realizzare concretamente.

Non è mica facile, per questo abbiamo scelto di farci aiutare da qualcuno in grado di farlo, da qualcuno che per mestiere “guida” queste trasformazioni: Social Seed, una società bolognese che con competenza e passione ci accompagna nel cambiamento, Aiccon, il Centro studi il Centro Studi dell’Università di Bologna, autorevole punto di riferimento scientifico.

Insieme con il team degli ‘Architetti di quartiere’, stanno svolgendo incontri sul territorio che coinvolgono i referenti dei centri sociali e i nuovi soggetti e le associazioni interessate, per arrivare al  traguardo della redazione delle nuove convenzioni per la gestione di 21 centri sociali a scadenza su 27 a fine 2020.

Nel percorso di trasformazione dei centri sociali avrà un ruolo fondamentale il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro: oltre che partecipare alla fase di co-design, sarà interlocutore per la prototipazione del modello e, progressivamente, nello studio delle sue possibili declinazioni territoriali.

Ci interessa conoscerti

Bene, se sei arrivato fin qui – grazie! – vuol dire che l’argomento ti interessa e che a noi interessa molto conoscere te, raccogliere le tue idee e proposte! Contattaci!

Puoi mandare una email direttamente al centro sociale con cui sei interessato a collaborare.

QUA trovi l’elenco dei centri sociali e tutti i contatti.

Oppure scrivici in Comune all’indirizzo aq@comune.re.it. Non vediamo l’ora di sentirti.

Foto Federico Contini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 × 5 =