Reggio Emilia e il bando ‘I quartieri ripartono’ per servizi di prossimità: come affrontare una pandemia e uscirne più forti e coesi.

di Nicoletta Levi, Chiara Testoni

Il Bando del Comune ha selezionato nove proposte provenienti da diversi operatori del Terzo Settore attivi nel territorio comunale. Cosa emerge da queste progettualità in termini di innovazione rispetto alle tradizionali parole chiave della progettazione territoriale?

Il quadro di riferimento: la pandemia e i bisogni emersi

L’emergenza sanitaria che ha condotto al lock-down ha messo maggiormente in evidenza preesistenti problemi e vulnerabilità dei singoli, delle famiglie, dei territori e dei Servizi, acutizzatisi nel periodo di limitazione forzata della vita pubblica nel suo complesso: lavoro precario o senza tutela, solitudine e debolezza dei legami sociali, deficit di dotazioni e difficoltà di accesso ai servizi, carichi familiari e sociali, difficoltà nel conciliare lavoro professionale e lavoro di cura, marginalità, scarsa integrazione sociale e culturale.

Nella dimensione macro – cittadina – ed in quella micro – condominio, strada, isolato, quartiere – così come nel centro storico rispetto alla sua periferia, si è assistito durante il lockdown a differenti risorse e capacità di risposta all’emergenza messe in campo da singoli cittadini, associazioni e portatori di interesse in generale (negozi al dettaglio, associazionismo, servizi…).

La prossimità è diventata per molti lo spazio di scambio e incontro e in molti è aumentata la consapevolezza dell’interdipendenza che lega il proprio benessere a quello degli altri.

Ascolto e confronto, sperimentazione e collaborazione progettuale per il benessere e la coesione delle comunità, sono linee di indirizzo che si pongono quali idealità e metodo alle diverse scale territoriali.

Durante il lockdown (marzo – maggio 2020), l’amministrazione comunale ha proposto alla cittadinanza il questionario Reggio Emilia, come va? per raccogliere informazioni sugli impatti che la pandemia stava generando sulla vita dei cittadini e delle famiglie e per trarne indicazioni utili per meglio indirizzare la risposta a fragilità vecchie e nuove, anche nei termini di una ri-progettazione delle modalità di erogazione dei propri servizi. 

In riferimento alle sfide evidenziate dalla crisi pandemica ed ai temi ritenuti cruciali per il futuro, gli orientamenti emersi dal questionario hanno restituito un grado di esigenze significativo in riferimento a scuola, educazione e formazione (scuola e recupero attività scolastiche, attivazione doposcuola, attivazione di spazi digitali, protagonismo giovanile, attivazione di servizi di formazione per il reinserimento al lavoro e le competenze digitali) ed al potenziamento dei servizi alla persona, di cura della comunità e per il benessere psico-fisico (per esempio: cura di anziani, disabili, bambini e adolescenti, orientamento alla salute e allo sport) emersi come preoccupazioni condivise da una larga parte della cittadinanza.

L’esperienza del lockdown ha messo in luce alcune esigenze significative, in particolare:

  • la possibilità di avere accesso a un sistema relazionale in grado di supportare, aiutare e colmare il bisogno di vicinanza, a partire dagli affetti famigliari ma, immediatamente dopo, in relazione ai rapporti di vicinato e di quartiere;
  • la possibilità di sperimentare nuovi modelli di organizzazione della giornata e della faticosa divisione tra tempo di vita e tempo di lavoro. Lo smart working, sperimentato massicciamente durante il lockdown, ha liberato tempo e flessibilità ma non ha sempre incontrato l’offerta standard di servizi, soprattutto per le donne;
  • l’importanza di alcune infrastrutture abilitanti, in particolare il contatto con la natura e l’attività motoria, come condizioni per il benessere psico-fisico dell’individuo e le competenze digitali, come abilità per garantire il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza e l’accesso alle opportunità offerte dalla rete.

I risultati quantitativi offerti dal questionario sono stati poi integrati dalle conoscenze in possesso dei diversi servizi del Comune relativamente ai contesti e ai target sotto-rappresentati nell’indagine.

Il bando “I Quartieri ripartono” e le possibili risposte

Alla luce del quadro delle esigenze di cui sopra, il Servizio Politiche di Partecipazione ha progettato un bando finalizzato a incoraggiare soluzioni nei territori coerenti con le esigenze che il questionario aveva evidenziato. 

Con il bando “I quartieri ripartono. Servizi di prossimità per la cura delle persone e la conciliazione dei tempi”, si è chiesto agli operatori del Terzo settore di co-costruire e co-sviluppare, nella logica dell’open-innovation, progettualità sociali che interpretassero il tema della cura delle comunità e degli individui in modo ampio e sfidante.

Dall’incrocio di diversi canali e strumenti di ascolto, i seguenti targets di utenza sono emersi come ambiti prioritari per la sperimentazione di interventi integrati imperniati nella dimensione di prossimità:

  • bambini, ragazzi (6-14 anni) e giovani (14-29 anni)
  • anziani, disabili e persone fragili
  • cittadini e comunità di quartiere

In relazione agli ambiti di progettazione si è richiesto di proporre l’utilizzo di uno o più dei seguenti strumenti:

  • capitalizzare l’esperienza del lockdown;
  • utilizzare la cultura e i suoi molteplici linguaggi, il teatro, la musica, le arti figurative, quali strumenti utili a raggiungere gli obiettivi indicati nei progetti;
  • utilizzare e promuovere gli strumenti digitali e l’alfabetizzazione digitale delle fasce intercettate dai progetti, nell’ottica di sviluppare non solo competenza ma anche consapevolezza per una fruizione positiva, aperta e partecipata dei progetti di vita delle persone e anche delle comunità di cui fanno parte.

Agli offerenti il bando ha chiesto in particolare di formulare:

1. una analisi del contesto territoriale di intervento ed una valutazione quanti-qualitativa dei bisogni espressi dalle comunità beneficiarie;

2. lo sviluppo di attività integrate fra loro e volte a soddisfare i diversi bisogni individuati delle comunità di riferimento (educazione, welfare, cultura, creatività e tempo libero, benessere);

3. una previsione del coinvolgimento della/e comunità/individui target nel processo di co-costruzione e co-gestione dei servizi/opportunità, valorizzando le risorse in termini di capacità, tempo, competenze,  ovvero assumere un approccio sperimentale ed innovativo in direzione del cosiddetto “welfare di comunità”;

4. l’avvio di un partenariato in possesso di competenze ed expertise diversificati e coerenti con una pluralità di bisogni ed ambiti di intervento, afferenti a soggetti differenti anche sotto il profilo giuridico-formale (mondo del terzo settore, mondo profit, istituzioni);

5. il coinvolgimento nelle attività progettuali di soggetti e comunità esterne al progetto;

6. l’utilizzo di infrastrutture di quartiere, ad esempio centri sociali, parchi e verde pubblico, orti e aziende agricole, infrastrutture sportive;

7. la previsione del miglioramento previsto attraverso l’implementazione del progetto, ovvero è stato richiesto ai proponenti di evidenziare, in maniera quali-quantitativa, i miglioramenti/benefici sociali attesi sia sugli attori del progetto (partenariato di progetto e comunità beneficiarie) sia sulla più ampia comunità di riferimento; è quindi stato richiesto ai proponenti di evidenziare in maniera quali-quantitativa gli impatti sociali previsti. All’interno di tale valutazione si è chiesto anche di includere valutazioni di impatto riferite alle tematiche di sostenibilità, ovvero la capacità di produrre effetti positivi sull’ambiente, la tutela delle risorse naturali e dei beni comuni.

Le progettualità emerse

Al termine della procedura concorsuale e di valutazione delle proposte pervenute, sono state selezionate nove proposte provenienti da diversi operatori del Terzo Settore attivi nel territorio comunale.

Cosa emerge da queste progettualità in termini di innovazione rispetto alle tradizionali parole chiave della progettazione territoriale?

In primo luogo compaiono obiettivi espliciti legati alle relazioni di comunità: promuovere la socializzazione, sviluppare reti amicali, frequentare e conoscere la comunità di appartenenza, ripristinare le abitudini di comunità e vicinato non sono sullo sfondo delle attività di servizio ai diversi target di utenti ma semmai il contrario; la costruzione di reti relazionali di vicinato e prossimità sono gli obiettivi che le attività di servizio rendono possibile, facilitano e incoraggiano. 

L’obiettivo allora diventa:

promuovere i legami deboli come principali veicoli di capitale sociale e relazionale” oppure “migliorare la qualità delle relazioni sociali in un quartiere difficile, partendo dal lavoro di rete per consolidare la comunità” oppure ancora “creare contesti relazionali aperti in grado di costruire legami sociali finalizzati al dialogo intergenerazionale, l’inclusione delle fragilità, la gestione del conflitto, le relazioni interculturali”.

Ecco, ad esempio, le feste di vicinato, gli eventi di social street ma anche i questionari per interrogare le comunità e la raccolta di storie e memorie del proprio paesaggio: tutto ciò che incoraggia le relazioni diventa parte del progetto come variabile di successo, non come eventuale effetto secondario.

Si tenga presente che le relazioni sono importanti non solo per la comunità riferimento degli interventi ma anche per gli stessi soggetti erogatori: il bando ha incoraggiato e promosso l’attivazione di partnerships tra diversi operatori in grado di garantire la massima competenza nell’espletamento delle diverse offerte di servizi. 

Il bando sembra avere incoraggiato, in secondo luogo, l’assunzione del quartiere di riferimento non come una quinta anonima ma come un’opportunità, il contesto sul quale far muovere gli attori in modo consapevole: conoscere il territorio e sviluppare senso di appartenenza, i servizi e le opportunità che offre (istituzionali e non) sono modalità per incoraggiare partecipazione, inclusione, identità. 

“L’obiettivo è trasformare il quartiere in un contesto di produzione artistica, educativa e creativa al contempo quinta e concept. Il coinvolgimento degli abitanti del quartiere consiste nel fatto che le azioni pensate nel territorio si possono definire come site specific cioè come un intervento che si inserisce in quel preciso luogo (linguaggio dell’arte contemporanea); organizzando incontri preparatori e di conoscenza; utilizzando luoghi specifici vicino alla quotidianità delle persone che partecipano alle attività (dai centri sociali ai pensionati, dai parchi delle scuole alle piste polivalenti, dai centri sociali ai centri giovani)”. 

“Il nostro obiettivo è riattivare senso di appartenenza al proprio quartiere attraverso percorsi formativi ad hoc per i ragazzi della scuola media per riscoprire i luoghi e la storia, anche attraverso passeggiate e soste nei centri sociali e non solo formazione desk’. ‘Abbiamo pensato di valorizzare il contesto di quartiere come “costellazione di luoghi da visitare e abitare”

Ecco allora il trekking urbano che, in modalità diverse, diventa lo strumento utilizzato per incoraggiare la scoperta del proprio quartiere. Oppure la trasformazione dei luoghi del quartiere come contesti di apprendimento e produzione creativa. 

L’integrazione è l’altra parola chiave del bando, in diverse dimensioni. In riferimento alle dimensioni di servizio la novità più rilevante è l’approccio integrato fra gli ambiti in gioco: non solo servizi educativi, non solo servizi sportivi, non solo servizi di welfare o di integrazione culturale ma opportunità di quartiere per l’uno e l’altro, dove bambini e anziani, sport e cultura si incontrano e si alimentano a vicenda. L’adozione di un approccio multidisciplinare, nell’ambito del medesimo progetto, prevede così diversi targets di riferimento, nella concezione che l’ecosistema del quartiere dischiuda una pluralità di esigenze (di supporto e aiuto, di sviluppo cognitivo ed empowerment, di intrattenimento)  a cui si può fare fronte solo attraverso una modalità integrata in relazione a tipologie di utenza e servizi offerti.

È la comunità, nel suo insieme e con le sue diverse esigenza, a diventare la nuova prospettiva dell’azione sociale:

mettere a sistema e non disperdere le esigenze di relazioni e protagonismo civico che si sono manifestate in modo spontaneo negli anni più recenti diventa indispensabile, anche ricorrendo alla sua istituzionalizzazione” (l’equipe di comunità come nuovo soggetto sociale).

E ad essere integrate non solo solo le policies, ma anche i territori:

l’obiettivo non è solo creare attività e servizi integrati tra target (bambini, giovani e anziani) ma soprattutto creare un filo rosso che unisca i due quartieri (non contigui) lavorando su ciò che appartiene a entrambi.” E il quartiere è l’unità di misura dei nuovi servizi progettati: “perché mettere al centro la prossimità come unità di misura per i servizi alla persona consente una capacità di lettura specifica dei bisogni di quella prossimità”.

Interessanti contenuti di innovazione si trovano anche negli strumenti a cui i nove progetti intendono fare ricorso per erogare i propri servizi: intanto il il coinvolgimento degli utenti finali nella logica di co-costruire con loro il profilo del servizio più coerente con le reali esigenze dei beneficiari; e, in seconda battuta, l’adozione di modalità  innovative di formazione, empowerment, trasmissione ed elaborazione dei contenuti (peer education; forme artistiche particolari) e di costruzione di nuovi legami con il territorio (attraverso strumenti innovativi come il gaming o la mappatura del quartiere).

Infine la scoperta di nuovi luoghi, spazi trasformati in contesti con significato perché adottati per il servizio da erogare o perché inutilizzati e da riattivare con l’azione specifica dei progetti: parchi, piazze, strade, scuole, piste e strutture sportive di quartiere, centri sociali, orti fino alle sale condominiali. Nessuno spazio è escluso dalla possibilità di diventare “spazio pubblico e sociale”.

Nicoletta Levi
Dirigente della Struttura di Policy Politiche di partecipazione e del Servizio Comunicazione e relazioni con la città del Comune di Reggio Emilia.
Chiara Testoni
Architetto, PhD, per il Comune di Reggio Emilia è funzionario dell’area Competitività e Innovazione Sociale – Politiche di partecipazione.

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