Liberi intrecci al Villaggio Catellani

Ecco come la collaborazione tra realtà diverse ha generato un progetto educativo di prossimità e di valore

    Al Villaggio Catellani la risposta alla pandemia è venuta dalla creatività di Liberi Intrecci, uno dei nove progetti selezionati e finanziati dal Comune di Reggio Emilia attraverso il Bando ‘I quartieri ripartono’ e attuati con il supporto dello staff di “Quartiere bene comune”.

    Ce lo racconta Ada Francesconi, ingegnere idraulico che coltiva il suo lato creativo animando Galline Volanti, l’associazione di cui è presidente e narratrice, che diffonde storie e buone letture per bambini e ragazzi, attraverso un blog e tanti “voli” in giro per Reggio.

    Ada qual è l’idea che vi ha spinte in questo nuovo progetto?

    “Innanzitutto va detto che l’idea è emersa da un terreno fertile, da uno spazio e una rete di relazioni che da anni ha il suo fulcro nella sala comunale del quartiere, animata per lo più dagli anziani del Villaggio Catellani” spiega Ada, “era il momento di andare oltre e di puntare a tessere relazioni in base alle nuove esigenze emerse e a partire dai giovani, bambini e ragazzi. Ci siamo chieste: di cosa c’è bisogno? Che cosa è andato perso con il lockdown?”

    La risposta si è trovata nell’intreccio di voci e di esperienze dei partner di progetto, Galline Volanti, Filef-Federazione italiana dei lavoratori emigrati e famiglie, la Parrocchia del Sacro cuore, la Polisportiva PACE e l’associazione Casina dei Bimbi, in un dialogo dove le idee han preso forma in una serie di attività che, pur aperte a tutti, sono rivolte per lo più a bambini e ragazzi che vivono o attraversano una condizione di fragilità, non necessariamente bambini o ragazzi “difficili”, tuttavia bisognosi di sostegno.

    Così un doposcuola è dedicato ai bambini del quartiere con difficoltà scolastiche e per migliorare le conoscenze di italiano, mentre attività e laboratori creativi sono rivolti a bambini pazienti oncologici e ai loro fratelli (CasinaLAB); così i ragazzi coltivano un orto per coltivare sé stessi (Un orto possibile) o giocano a pallone per imparare a integrarsi e fare squadra (Educational football); i più piccoli si divertono e si allenano all’ascolto attraverso un libro (Vicini di storie). 

    Perché è importante, quale cambiamento ha generato? 

    “L’intenzione è generare un pensiero diverso nei bambini e nei ragazzi e cioè che ognuno vale, scoprire e valorizzare le competenze, ciò che ciascuno è. Il calcio, un libro, un orto non sono il fine, sono strumenti per compiere percorsi dove prevale l’aspetto educativo e di crescita personale”, racconta Ada che, con soddisfazione, porta l’esempio di un ragazzino delle scuole medie che ha scoperto l’orticoltura e vi si dedica con costanza e passione.

    “Con questo obiettivo così alto, le proposte devono essere adeguate: l’intreccio delle diverse competenze di volontari, educatori, psicologi, insegnanti, insieme alla collaborazione con i servizi sociali del Comune, ha consentito di proporre attività qualificate, vere e proprie proposte di futuro”.

    Liberi intrecci, inoltre, si è mosso in spazi e contesti non istituzionali, di vita quotidiana, come la sala comunale, e questo è un modo di vincere le resistenze, di avere anche tra adulti, con le famiglie, uno scambio diretto che rende più facile imparare a conoscersi e avere fiducia”.

    Come è andata e ci sarà un dopo?

    ‘È andata molto bene! Abbiamo lavorato con i servizi sociali e la scuola anche durante il lockdown, riuscendo ad aggregare, tra le varie attività, un centinaio tra bambini e ragazzi. Senza contare gli anziani che si sono auto-coinvolti – scherza Ada – e che venivano a curiosare attraverso le vetrate della sala comunale, incuriositi dai messaggi lasciati dai ragazzi sui vetri, usati come bacheca”.

    Insomma le ricadute sulla comunità e sul quartiere sono senz’altro positive ed anche per questo rimane aperto il dialogo con il Comune e i servizi sociali, per vedere se si trova il modo di continuare le attività.

    Salutiamo Ada con un enorme grazie, ancor più convinti che l’intreccio di realtà che entrano in contatto e si contaminano a vicenda dà sempre vita a un qualcosa che da solo non avrebbe avuto modo d’essere. Questo significa collaborazione, raddoppiare le forze e le possibilità.

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    Foto @Federico Contini per Quaderno

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