Si chiama Gardenia, ma di quel fiore nemmeno l’ombra!

Continua il nostro “tour storico” nella zona nord della città. Stavolta percorriamo l’antica strada romana per Villa Sesso in direzione del centro città, incamminandoci fra il vecchio consorzio agrario e i viali di circonvallazione. Si scavalca la ferrovia locale che porta a Ciano d’Enza e si entra nel quartiere Gardenia.

Gardenia è una zona della città, a ridosso del centro storico, che agli inizi del Novecento ha ospitato le prime industrie manifatturiere cittadine: la ferramenta Franzini (già dal 1873), il calzificio Block, l’industria ferroviaria Greco, la Lombardini motori, la Cooperativa carrozzai, quella dei falegnami e quella dei cementori solo per ricordarne alcune.

Ma prima di allora Gardenia era un’area di campagna appartenente alla parrocchia e frazione (o villa) di San Prospero Strinati, che arrivava a confinare col centro fino all’antica porta di San Nazario, oggi demolita, che sorgeva all’incrocio tra via Fogliani, viale Allegri e viale Isonzo. Sul lato est della strada per Villa Sesso (viale Regina Elena) sorgeva il “Fondo Rossi”, di proprietà del barone Raimondo Franchetti e, successivamente dell’omonimo nipote esploratore Raimondo Franchetti Junior, morto al Cairo in un incidente aereo negli anni ’30. Il quartiere trae il suo nome proprio dalla gardenia, un fiore molto profumato che piaceva tantissimo al barone Franchetti. Proprio al fondo Rossi, infatti, il barone era solito accudire i suoi cavalli, tant’è che proprio una cavalla ebbe da lui questo epiteto che, successivamente, diede il nome all’intero rione cittadino.

È bene non dimenticare poi che, allora, l’area era spesso in preda alle esondazioni del vicino torrente Crostolo, che un tempo passava probabilmente per viale Trento Trieste, in uscita dal centro storico tramite la strada che prende il nome dal barone Franchetti. La campagna era poi tagliata a metà da due importanti canali costruiti dagli Este fra il XIV e il XV secolo, il canale d’Enza e il canale di Secchia che, a Gardenia, mettevano in funzione due mulini: il mulino di Santa Caterina (posto fuori porta Santo Stefano e riconvertito oggi in edificio commerciale) e il mulino Nuovo (posto a fianco della stazione di servizio all’incrocio fra via Cisalpina e via F.lli Manfredi, che oggi ospita negozi e residenze). Questi mulini rimasero attivi fino alla prima metà del secolo scorso.

Con l’arrivo della ferrovia Reggio-Ciano (1909-1911), Gardenia cominciò a popolarsi di case, industrie, persone e divenne un quartiere popolato per lo più da operai e impiegati, dagli anni ’20 concentrati nelle case popolari di viale Trento Trieste. Assieme alle fabbriche arrivarono le prime cooperative e arrivò il periodo fascista. Nel 1936 fu costruita la scuola elementare “Impero” (oggi intitolata a Giovanni Pascoli).

Oggi il tessuto urbano è molto più fluido e diluito e nei grandi caseggiati popolari troviamo qualche anziano e molte famiglie composte da cittadini stranieri.
Un piccolo parco pubblico di forma triangolare, costituito da un’area ricavata in via Fabio Filzi e posto al di sopra di quello che un tempo era il canale d’Enza – oggi tubato –, ci riporta in mezzo al verde in cui si possono trovare qua e là dei fiori selvatici, ma di gardenie… nemmeno l’ombra!

Autore: Architetto di quartiere Paolo Tamagnini
Fonti Bibliografiche: L. Salsi, 1999 – A. Pioppi, 2008

Gardenia è una delle tre frazioni appartenenti al Laboratorio di Cittadinanza San Prospero, Tondo e Gardenia.

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